Il Teatro Talia

Il teatro Talia sorge nell’edificio, adiacente al Palazzo ducale, sede per secoli di un convento benedettino maschile, collegato al vicino ben più importante monastero femminile, sempre benedettino, dei S.S. Cosma e Damiano. 

La sala è costituita dalla platea, con 83 poltrone, e da tre ordini di palchi per un totale di 38 unità con un numero di posti pari a 124: in totale quindi il teatro può accogliere 207 spettatori a sedere. A servizio della sala è dedicato un ampio foyer posto a livello del secondo ordine dei palchi, al quale si accede da una doppia scala. Il palcoscenico, che ha una superficie utile di circa 100 mq, è provvisto di sipario , di primo e secondo arlecchino, di fondale e di tutte le attrezzature necessarie per la manovra delle scene; nella parte posteriore, su due livelli, sono posizionati i camerini con  relativi servizi, locali destinati ad uffici ed a deposito costumi.

Soppresso il convento nel 1652 da papa Innocenzo X perché privo delle rendite necessarie al mantenimento dei religiosi, dopo una trentina d’anni una parte di  esso fu trasformata in teatro.

L’iniziativa è quasi certamente da ricondurre al giovane duca di Tagliacozzo e conestabile vicereale, Lorenzo Onofrio Colonna, da poco sposato con Maria Mancini, nipote del cardinale Mazzarino. La coppia si distingueva nella nobiltà romana per il gusto del lusso e del divertimento e Lorenzo Onofrio privilegiava, tra le sue numerose passioni, quella delle rappresentazioni sceniche, tanto da far realizzare un teatro all’interno del palazzo di famiglia ai S.S. Apostoli.
Nulla di più probabile quindi che analoga decisione fosse adottata  per Tagliacozzo, divenuta dimora della corte ducale nella sola stagione estiva, accogliendo contemporaneamente le sollecitazioni dell’ università e dell’emergente borghesia locale, desiderosa di prestigio e notorietà.

Nella sua struttura originaria, il teatro era di notevole semplicità, senza palchi, con la sola platea ed apparati scenici ridotti al minimo ma costituiva pur sempre un notevole motivo di orgoglio, unico    com’era nell’intera Marsica.

Sulle attività svolte si hanno scarse informazioni, tutte molto posteriori al periodo di Lorenzo Onofrio, quando il teatro, ormai passato all’amministrazione dell’università, è utilizzato anche per scopi istituzionali: domina  il melodramma, ormai affermatosi su tutti gli altri generi musicali.

Proprio un melodramma, la Betulia liberata, viene rappresentato nel 1799, in occasione della festa di S. Antonio di Padova, per celebrare lo scampato pericolo di una invasione delle truppe francesi. L’opera è composta per l’avvenimento dal musicista pisano Antonio Brunetti su un libretto di ispirazione metastasiana, a conferma del grande interesse della comunità per la lirica.

Nel 1821 l’interno del teatro viene completamente rinnovato, con largo uso di strutture in legno, secondo la moda del tempo: la platea diventa a posti fissi, sono aggiunti tre ordini di palchi, vengono realizzati i camerini per gli artisti, uno scenografo ammoderna scene e sipario. L’inaugurazione avviene nel 1832 con uno spettacolo di “compagnia in musica a piena orchestra diretta dal signor La Briola”: il teatro è ormai diventato il centro di tutte le attività culturali della città.

Gravissimo rischio corre l’edificio il 9 ottobre 1860, durante la spedizione garibaldina  che vuole punire Tagliacozzo per una rivolta antiunitaria: si cerca d’incendiarlo e solo l’intervento coraggioso di un cittadino evita che il fuoco si propaghi. Una delibera del consiglio comunale definisce il teatro nella circostanza “vittima innocente del fuoco appostovi dalla ferocia di un’orda di malfattori”.  I danni sono comunque rilevanti e vi si pone rimedio alla meglio, anche perché il tormentato passaggio all’Italia unita non consente grandi disponibilità alle finanze comunali. Solo nel biennio 1887-88 viene effettuata una radicale ristrutturazione dello stabile, su progetto dell’ingegnere Vannicola, anche per adeguarne la struttura alle nuove norme nazionali  di sicurezza. L’intervento più vistoso è la realizzazione di una nuova facciata che si ispira agli stilemi più caratteristici del periodo; la novità più significativa è l’impianto di illuminazione elettrico, vera primizia nell’intero Abruzzo. Nell’occasione il teatro è intitolato alla musa Talia, dalla quale una fantasiosa etimologia fa derivare il nome della città.

Comincia così il periodo d’oro nella vita del teatro, esaltato dall’avvento del turismo, favorito dalla nuova ferrovia: molte famiglie dell’alta borghesia romana, che hanno eletto Tagliacozzo a sede di villeggiatura estiva, trovano nelle attività teatrali un ulteriore elemento di svago, a volte con  rappresentazioni organizzate ed interpretate  direttamente.

Il terremoto del 13 gennaio 1915 che distrugge Avezzano, danneggia gravemente il Talia, rendendolo inagibile; la successiva prima guerra mondiale con il suo immenso carico di lutti e di problemi blocca a lungo ogni possibilità di intervento. Bisogna arrivare agli anni ’30 perché  si riescano finalmente ad ottenere dallo stato gli stanziamenti richiesti per il ripristino del teatro che però ottiene l’agibilità solo come sala  cinematografica, affidata dal comune in gestione a privati. Le proiezioni sono integrate con periodiche feste danzanti ( i ”veglioni”). L’attività prosegue fino agli anni ’50 quando nuovi problemi strutturali determinano una nuova chiusura, risolta con ulteriori lavori: la struttura resta destinata sempre solo a sala cinematografica. Verso il 1970 è redatto il progetto per la ristrutturazione generale del teatro. I lavori, sempre per la difficoltà di reperire i fondi necessari, si protraggono fino all’anno 2000, quando finalmente il teatro, completamente rinnovato e riportato all’aspetto originario, viene restituito alla sua vera funzione.

Ing. Vincenzo Casale

Bibliografia / Fonti
G. Gattinara: “Storia di Tagliacozzo”, Città di Castello, 1894
D. Colasante: “Il taglio nella roccia”, Villamagna (CH), 2006
Archivio storico del Comune di Tagliacozzo